Ispezioni aeree con gli infrarossi

In alcuni casi, i normali “occhi” del drone, quelli sensibili alla banda del visibile o RGB dello spettro elettromagnetico, non sono utili, o meglio non danno le informazioni che stiamo cercando.

In quei casi è opportuno indagare con “altri occhi”, quindi altri tipi di camere, sensibili ad altre bande dello spettro.

Ad esempio, le camere IR (infrarossi) o “camere termiche” come alcuni le chiamano, ci possono rilevare informazioni non visibili ad occhio nudo, o con le normali camere RGB.

Tali camere sono in grado di “vedere” lunghezze d’onda superiori a quelle del visibile, ma inferiori a quelle delle onde radio tra i 700 nm e 1 mm circa.

Poiché tutti i corpi con temperatura superiore allo zero assoluto emettono radiazioni in questa banda, in funzione della loro temperatura, è possibile correlare i dati ricevuti con la temperatura del corpo osservato.

In pratica, una camera IR è in grado di riconoscere le differenze di temperature (e di misurarle a volte).

Le immagini restituite sono a “falsi colori” in quanto i colori delle palette disponibili vengono assegnati in funzione della distribuzione delle temperature.
Se si impara ad interpretare i dati forniti dalle camere IR (e per questo ci sono specifici corsi e qualifiche) si possono dedurre tante informazioni importanti e prevenire (o ridurre) i danni su impianti e strutture prima che questi si manifestino alla vista.

Le applicazioni della termografia sono numerosissime, ed anche quelle della termografia aerea da drone (industriale, edile, elettrico, ambientale, etc.).

In questo caso ci riferiamo alla possibilità di individuare anomalie termiche sui moduli degli impianti fotovoltaici, anomalie invisibili ad occhio nudo, che possono compromettere il regolare funzionamento dell’impianto, portando a cali di produzione di energia e, in alcuni casi, a danneggiamenti gravi dei moduli stessi.

L’utilizzo dei droni ha due vantaggi principalmente: la possibilità di monitorare impianti di grandi dimensioni in poco tempo e la possibilità di ispezionare impianti posti in quota (ad esempio sulle coperture degli edifici) senza esporre le persone al rischio di caduta.

Una questione non di poco conto nell’ambito di una ispezione aerea agli infrarossi è quella di ricondurre le anomalie termiche al modulo esatto. Soprattutto per impianti di grandi dimensioni questo aspetto assume importanza cruciale.

Tra le varie strategie che si possono adottare, c’è anche quella di ricostruire una “mappa” dell’impianto, creando una ortofoto all’infrarosso di quest’ultimo.

La questione è tutt’altro che semplice, in quanto i software deputati a tale funzione sono strutturati per lavorare con immagini “vere”, formate da pixel che non cambiano colore a seconda dell’angolo di osservazione, cosa che invece accade nelle immagini IR.

Conoscendo il principio di funzionamento di questi ultimi, però, si può tentare di ingannarli e di farli lavorare in modo a noi utile.

La “mappa” che viene generata alla fine del processo racchiude tutte le informazioni che servono e risulta di grande utilità.

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