Servizi con drone? Meglio in outsourcing

Da strumento innovativo, destinato solo a pochi esperti, il drone ha mutato negli anni la sua funzione, divenendo una attrezzatura di lavoro come tante altre nella “cassetta degli attrezzi” di molti professionisti.

Per alcune attività lavorative, addirittura, l’impego dei droni (comprendendo in questo termine anche i payload e gli accessori) è diventato così comune da risultare insostituibile.

Per la facilità di utilizzo, la grande disponibilità di software e la relativa economicità di acquisto, molti professionisti e molte aziende hanno interpretato la tecnologia dei droni come qualcosa da internalizzare nei propri processi produttivi.

Effettivamente, se correttamente utilizzata, la tecnologia dei droni consente di ampliare notevolmente il raggio d’azione, ridurre rischi, tempi e costi, aumentare l’efficienza e la produttività.

Spesso, però, dotarsi internamente di questi strumenti appare ingiustificato seguendo logiche razionali.

Allora come si giustifica questa tendenza ad internalizzare?

A volte, si sa, le logiche razionali non entrano in gioco dal primo minuto. E questo caso è uno di quelli.

Tra i fattori che hanno influito su questa tendenza c’è sicuramente la pressione dei media, i quali hanno cavalcato sin dagli inizi il filone, perché “trend”. Parlare e scrivere di droni è stato, ed è ancora oggi, “di moda”. Un modo per stare al passo dei tempi senza sforzarsi troppo. Un argomento su cui scrivere articoli e post, sapendo di trovare sicuramente una platea.

Un ruolo importante l’ha avuto anche la “tempesta pubblicitaria” sui social network, messa in atto dai produttori e dai venditori, non solo di droni, ma anche di accessori, di software e, soprattutto, di corsi.

Un altro fattore importante, a mio avviso, è quello psicologico, e riguarda l’innata tendenza dell’uomo a cercare di dominare e possedere la tecnologia, convincendosi a volte inconsciamente (ed erroneamente) di agire per scopi aziendali di investimento o, semplicemente, volersi credere così “più avanti” degli altri.

Le categorie interessate per prime da questa tendenza sono state quelle dei fotografi (tipicamente quelli matrimonialisti) e dei videomaker, seguite da quelle dei tecnici professionisti quali topografi, geologi, geometri, architetti, ingegneri, etc. poi la lista si è allungata. Spesso, a cadere nella “trappola” sono state anche le grandi imprese.

Per molti di loro la logica suggerirebbe di ricorrere all’outsourcing, cioè di rivolgersi ad aziende specializzate nell’utilizzo professionale dei droni. Questo vale soprattutto per coloro che ne fanno uso saltuariamente.

Ma chi di loro ha preso la decisione giusta? Questa scelta va ponderata bene, prendendo in considerazione tutti gli aspetti.

Facciamo alcune considerazioni, che hanno risvolti importanti sulla gestione economica aziendale.

  • costi di investimento. Internalizzare vuol dire acquistare il drone, le licenze software, conseguire l’attestato di pilota, richiedere le autorizzazioni agli Enti aeronautici, stipulare una assicurazione, etc. Questi costi vanno in ammortamento pluriennale (di solito 6/7 anni), a differenza del costo di un service che può essere scaricato fiscalmente per intero entro l’anno contabile;
  • Incognite. Queste strumentazioni volano, quindi il rischio di danneggiamento o perdita è molto più alto rispetto ad altre attività. Inoltre l’evoluzione tecnologica è talmente veloce da rendere presto obsoleti i droni. In giro ci sono moltissimi droni obsoleti così puliti da sembrare nuovi!
  • Tempo da dedicare. Lo studio continuo delle norme in rapido cambiamento, le analisi sulle App e sui software per restare aggiornati, l’aggiornamento tecnico e documentale, la manutenzione, i controlli, etc. sono tutte cose che portano via tempo. Anche l’esecuzione delle missioni spesso richiede più tempo del previsto (problemi tecnici, condizioni meteo sfavorevoli, ottenimento permessi, etc.). Forse sarebbe meglio dedicare questo tempo al core business dell’azienda.
  • Affidabilità del dato. Siamo sicuri che i dati ottenuti autonomamente siano più affidabili? Bisogna considerare anche l’ipotesi che un professionista specializzato sia in grado di renderci dei dati più affidabili e sicuri, dato che fa questo di mestiere. Inoltre il fornitore di servizi lo si può scegliere in funzione della sua affidabilità, preparazione, disponibilità, qualità delle macchine che usa, etc. volendo si possono anche inserire delle condizioni contrattuali nell’affidamento.
  • Pianificazione attività. Contattare gli Enti di riferimento, pianificare i voli, aggiornare la documentazione, programmare le missioni, effettuare i voli, gestire i payload… queste sono attività di tipo aeronautico, anche se con implicazioni elettroniche ed informatiche. Una cosa, insomma, che si discosta, di norma, dal lavoro che si è abituati a fare. Magari questo potrebbe incidere negativamente sulla programmazione del proprio lavoro. Immaginatevi di dover gestire un negozio che vende contemporaneamente frutta e computer…
  • Sanzioni. Le sanzioni nel settore dei droni sono tutte penali! Mancata autorizzazione, mancata assicurazione, volo in zona vietata, attestato scaduto, registrazione drone incompleta, procedura autorizzativa incorretta, etc. E sul penale non ci sono assicurazioni che tutelano… credo che su questo non occorra aggiungere altro.

In conclusione, escludendo professionisti e imprese che utilizzano quotidianamente o quasi i droni nell’ambito delle proprie attività, per i quali internalizzare è la scelta giusta che permette di ottimizzare il proprio lavoro, per gli altri, che li usano poche volte all’anno, la cosa migliore è quella di affidare i servizi in questione ad imprese a ciò deputate.

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